Arrivò
dunque il tempo di scegliere l’università, io
ero certo di voler fare il medico, quando lo comunicai a mio
padre mi disse: “Puoi fare quello che vuoi, fai bene
i calcoli perché dovrai lavorare per pagarti gli studi”.
Ecco mio padre non diceva mai che qualcosa era impossibile!
Mettermi a lavorare otto ore e studiare medicina non ci stava,
lavorare come allenatore e studiare medicina non ci stava,
studiare educazione fisica, allenare e giocare ci stava, quindi
cosa ho studiato secondo voi?
Tutto quello che avevo conseguito come giocatore, lo avevo
ottenuto grazie alla mia forza di volontà, mi allenavo
fisicamente tre volte di più rispetto ai miei compagni,
per sopperire alla mancanza di talento.
Avevo però un problema che la preparazione fisica non
poteva nascondere, alcune partite le "Sentivo" molto
dal punto di vista emotivo, andavo in ansia anzitempo, quindi
dormivo male e il mio intestino non reggeva la tensione …
Una volta successe un fatto che mi sconvolse, solitamente,
la sera prima di una competizione, andavo a dormire presto
e conducevo una vita esemplare, ci fu però quell’episodio,
ricordo che un venerdì sera anomalo, andai ad una festa,
una signora festa, insomma si fece baldoria fino a mattino,
tornai a casa che albeggiava!
Si giocava alle 15, alle 13 mia madre mi buttò fuori
dal letto, arrivai in palestra ancora addormentato, mi dissi
" Omar, oggi 5 punti e ti mandano in panchina per l’eternità!"
Invece che ti invento? La partita della vita! Uno spettacolo!
Nessuna incertezza, ero in piena trance agonistica, immerso
nel flusso!
Da allora imparai che io non dovevo preparare la partita,
dovevo solo distrarmi prima di una competizione, e cosi feci
dopo quell’esperienza. Quella fu la prima volta che
cominciai a domandarmi, che ci doveva essere qualcosa che
stava al di sopra della forza fisica. |